Tabernae Lusoriae, i casinò ante litteram a Pompei e nell'Antica Roma

Fonte: Pixabay >>> Autore: Falco >>> Licenza: Libera per usi commerciali
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La passione per il gioco è tutt'altro che una prerogativa dei giorni nostri, ma anzi affonda le sue radici sin nell'antichità. Nell'Antico Egitto e in Oriente, in Grecia e nell'Antica Roma, praticamente ogni popolazione dei secoli passati ha avuto le sue forme di gioco, da praticare sia in forma privata che in locali pubblici. 



È il caso, per esempio, delle tabernae lusoriae, delle vere e proprie case da gioco simili a moderni casinò delle quali è ancora possibile trovarne traccia negli scavi di insediamenti romani, come Pompei.

Un po' come accade tuttora, anche nell'Antica Roma il gioco era una delle poche attività in grado di coinvolgere qualsiasi classe sociale, dagli imperatori, come Caligola, Nerone, Giulio e Claudio, veri appassionati di dadi e lotterie, fino alla borghesia e alla plebe. Lo dimostrano numerosi rinvenimenti archeologici in diverse parti dell'antico Impero, dai quali sono emersi affreschi raffiguranti animati momenti di partite ai giochi del momento, ma anche reperti di incredibile valore, come astragali, dadi e altri oggetti utilizzati durante l'attività ludica.

Proprio a Pompei è stato possibile, per esempio, osservare alcune delle testimonianze più accurate e meglio conservate sul gioco nell'Antica Roma, ossia la serie di affreschi rinvenuti in Via di Mercurio, nel locale VI 10, nella quale viene rappresentata una fase di gioco con tanto di premi in cibo in bella mostra, e quello ritrovato in una osteria dell'epoca raffigurante quattro momenti di una concitata lite, con tanto di minacce e frasi scurrili scambiate tra i contendenti, che si concludono con la cacciata degli stessi dal locale.

Le scene descritte all'interno di questi e altri affreschi rappresentano un'interessante prova di ciò che avveniva nell'epoca dell'Impero, quando le passioni più sfrenate trovavano spazio in diversi contesti sociali. Buon cibo e buon vino, ma anche eros e, appunto, la voglia di divertirsi e trasgredire con le diverse tipologie di "ludi", connotano in maniera chiara e precisa lo spirito goliardico di un popolo dedito al piacere nel senso più ampio del termine.

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È in questo contesto che si diffondono le tabernae lusioraele caupone, spazi interamente dedicati al gioco e al cibo, in cui il popolo si recava per dare pieno sfogo alle proprie passioni. A Pompei, per esempio, è ancora ben visibile la taverna situata nella VI Regio, al numero 28 della 14esima insula, un'ampia sala che dà sulla strada, identificata da un'insegna raffigurante un bossolo per i dadi tra due falli. Proprio i dadi, infatti, rappresentano uno dei giochi preferiti di tutte le classi sociali.

Realizzati solitamente in osso, ma anche in avorio, legno o metallo, esattamente come quelli che conosciamo ora, i dadi riportavano sulle facce numeri da 1 a 6 e consentivano di eseguire giochi particolarmente semplici ma altrettanto avvincenti. Era possibile, per esempio, effettuare delle puntate su numeri pari o dispari, su un numero preciso, o più semplicemente giocare a chi otteneva il punteggio più alto. Mescolati e lanciati sul tavolo tramite un bussolotti chiamato fritillus, i dadi incollavano i giocatori al tavolo anche per diverse ore.

Tra i giochi in uso nell'Antica Roma particolarmente apprezzati erano poi gli astragali, che prendevano il nome dagli ossicini presenti nelle zampe posteriori di pecore, montoni e altri animali, che venivano utilizzati proprio per eseguire diverse tipologie di passatempi. Per esempio, era frequente la pratica del gioco che prevedeva il lancio di quattro ossicini, alle cui facce venivano attribuiti dei punteggi specifici. Data la particolare forma dell'osso stesso, le combinazioni date dalla disuguale caduta degli astragali potevano essere ben trentacinque e a ognuna di esse venivano attribuiti un nome e un punteggio.

Proprio per il grande successo riscontrato dall'uso degli astragali, presto si iniziarono a produrre esemplari in vari materiali, dalla terracotta al piombo, fino a modelli di particolare pregio come quelli in avorio, argento e oro. Così come per i dadi, anche per il gioco degli astragali sono numerose le rappresentazioni arrivate sino ai giorni nostri, raffigurate per esempio su vasi, piatti, e altri oggetti di uso quotidiano, a testimonianza di una passione riconosciuta a tutti i livelli.

Sono tante oggi le usanze e le tradizioni tuttora in voga riconducibili ai nostri antenati Romani ed è interessante notare come, nonostante viviamo in tempi così distanti da quell'epoca, con tutte le nostre tecnologie e le nostre innovazioni, molto sembra essere rimasto invariato: d'altronde le passioni che muovono l'animo umano possono cambiare parzialmente forma, ma restano sostanzialmente le stesse, che si parli di antiche tabernae lusoriae o di scintillanti casinò nelle forme oggi a noi conosciute.





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