STAZIONI DELL'ARTE


Le stazioni dell'arte sono un complesso artistico-funzionale, composto da fermate della metropolitana di Napoli, in cui è stata prestata particolare attenzione a rendere gli ambienti belli, confortevoli ed efficienti. 



La finalità principale è di combinare la fruizione del trasporto pubblico con l'esposizione degli utenti all'arte contemporanea, allo scopo di favorirne la conoscenza e diffusione. La finalità secondaria è di riqualificare vaste aree del tessuto urbano e fungere da elemento motore per la realizzazione di nuove costruzioni che assumano il ruolo di luoghi focali della città di Napoli.



Le stazioni, distribuite lungo la linea 1 e 6 della rete, accolgono più di centottanta opere d'arte realizzate da novanta autori di fama internazionale e da alcuni giovani architetti locali, elemento, questo, distintivo dell'intervento urbanistico-funzionale che ha avuto la diretta conseguenza di combinare nelle stazioni differenti stili artistici. Tale complesso urbanistico, tuttora in fase di espansione attraverso la costruzione di nuove stazioni, ha ricevuto numerosi riconoscimenti a livello internazionale. In particolare, il 30 novembre 2012, la stazione Toledo è stata premiata come la più impressionante d'Europa dal quotidiano The Daily Telegraph, mentre quella di Materdei è risultata al 13º posto. Il 4 febbraio 2014 la CNN ha eletto la stazione Toledo come la più bella d'Europa.



Le stazioni dell'arte nascono da un progetto elaborato nel 1995 dal comune di Napoli nell'ambito della costruzione e del potenziamento del proprio sistema di trasporto sotterraneo. Successivamente, con una delibera del 19 maggio 2006 (numero 637), la regione Campania ha emanato linee guida da applicare per la progettazione e la costruzione di alcune stazioni della metropolitana napoletana (concepite, come già accennato, non solo come luogo di transito ma anche alla fruizione dell'arte), dando origine al processo che prosegue tuttora.

  • GARIBALDI


Interno della stazione Garibaldi, al principio dell'intreccio delle scale mobili.

La stazione di Garibaldi, uscita dalla matita dell'architetto francese Dominique Perrault, serve la zona ferroviaria della città e i rioni Duchesca e Vasto.
La parte esterna del complesso ferroviario occupa la sezione meridionale della piazza ed è occupata dal grande pergolato metallico in teflon forato, il cui scopo è quello di fornire ombra alla sottostante piazza ipogea in cui - a breve - apriranno numerose attività commerciali.



Una volta entrati nello scalo, ci si imbatterà in un complesso ed articolato intreccio di scale mobili; grazie a quest'ultimo, nel quale - tra l'altro - si dà vita a un gioco di contrasto dal grigio-nero e l'arancione, è possibile giungere al piano banchine. Proprio qui è collocata un'installazione di Michelangelo Pistoletto, Stazione, composta da una superficie specchiante in acciaio inox che riprende vari passeggeri della metrò a grandezza naturale. In questo modo il reale viaggiatore avrà l'opportunità di specchiarsi e confondersi nell'installazione, diventanto de facto co-protagonista della stessa opera.

Le banchine, a 40 metri di profondità, sono invece ispirate alla Tube londinese; da sottolineare la scelta di mantenere le tubature a vista e di rivestire le pareti di mattonelle effetto diamante.
  • UNIVERSITA'
« Questo progetto è molto poetico, volevo dare alle persone che al mattino vanno a lavoro o all'università, che frequentano la metropolitana, cinque minuti di ispirazione. »
(Karim Rashid)

La stazione di Università, progettata dagli architetti Karim Rashid e Alessandro Mendini, è stata inaugurata il 26 marzo 2011; la stessa, a trenta metri sotto il livello della strada,serve inoltre piazza Giovanni Bovio e corso Umberto I.
La fermata, eclettica e piena di colori, è stata concepita per simboleggiare l'era digitale e l'informazione. Ha affermato infatti Rashid che lui immaginò degli spazi «che incarnassero i saperi e i linguaggi della nuova era digitale, che trasmettessero le idee di comunicazione simultanea, d’innovazione e di mobilità proprie dell’attuale Terza Rivoluzione Tecnologica». Infatti, accanto alle scalinate che conducono allo scalo, sono state poste delle mattonelle di ceramica sulle quali è possibile trovare numerosissime parole coniate a partire dagli anni sessanta, come «network», «operativo», «portatile», «database», «interfaccia» o «software».
Ingresso della stazione Università, a piazza Giovanni Bovio, di fronte il Palazzo della Borsa.

L'atrio della stazione è caratterizzato da pannelli e colori molto suggestivi; i materiali utilizzati per la loro realizzazione sono ilCorian e l'acciaio specchiante. Negli interni è presente un forte contrasto cromatico tra i due colori principali, rosa fucsia elime, che si rivelano utili anche per indirizzare l'utenza alle banchine.

Nella hall ci sono numerose opere d'arte. Al di là dei tornelli è presente Conversational profile, ovvero due grandi pilastri cilindrici nei quali è possibile intravedere due volti di profilo, che simboleggiano il dialogo e la comunicazione tra gli esseri umani. La seconda, Ikon, è un esteso light box in cui sembrano galleggiare numerose figure tridimensionali. Tra i pilastri neri e il light box si erge invece Synapsi (o Synopsis),una scultura in acciaio satinato che rimanda all'intelligenza umana e al reticolo neurale del cervello.

Procedendo verso le scale mobili la luce penetra nel complesso dalla controsoffittatura attraverso pannelli di cristallo traslucido, serigrafati in azzurro e in rosa; lo stesso motivo si ripete nella parete verticale presente sopra la scalinata. Al piano intermedio (-1) il pavimento, dai toni neri con reticoli azzurri, gialli e verdi dell'atrio principale, assume tonalità arancioni e rosa. A fianco le scale mobili, inoltre, sono presenti dei pannelli in cristallo azzurro che contribuiscono ad aumentare la luminosità della stazione e a creare complessi giochi di rispecchiamento.
Al secondo livello (-2) il pavimento è composto da numerose mattonelle su cui sono presenti motivi grafici digitali, disposte in modo da comporre un pattern tridimensionale a tre colori. In questo piano, oltre a due light-box a forma rettangolare, sono rappresentate sulle scalinate anche due immagini di Dante Alighieri e Beatrice Portinari, riprodotti per evidenziare l'importanza del legame tra la cultura umanistica e l'arte contemporanea.
Dopo il secondo piano è possibile accedere alle banchine dove sono posti quattro grandi pannelli prodotti con il sistema lenticolare H3D; grazie a quest'ultimo le immagini riprodotte sui pannelli, al muoversi di colui che le osserva, sembrano librarsi e volteggiare nello spazio. Sempre in questo ambiente, sono presenti i sedili artistici, dalla forma sinuosa che ricorda il simbolo dell'infinito.
  • TOLEDO
« Si scende in fondo al mare, per attraversare la città su un binario d'acciaio. »
(la Repubblica)

La stazione di Toledo è stata progettata dal designer spagnolo Óscar Tusquets Blanca ed è stata inaugurata il 17 settembre 2012. La stessa è stata inoltre concepita per servire l'omonima strada, il rione Carità e i Quartieri Spagnoli.
Per il resto lo scalo, profondo circa 50 metri, è stato costruito sotto la falda acquifera e occupa un volume di 43.000 metri cubi. Nello spazio esterno della fermata sono presenti tre piramidi a forma esagonale, rivestite di pannelli color ocra e blu, che forniscono luce naturale al primo livello della stazione.[27][30] All'ingresso di via Diaz è presente inoltre la statua in acciaio corten di William Kentridge, Il cavaliere di Toledo, alta sei metri e inaugurata il 15 dicembre 2012, in occasione della notte bianca avvenuta nel centro storico; il monumento ripropone una consuetudine urbanistica tipica del boulevard, già presente in piazza Bovio. L'ascensore (rivestito di pannelli in vetro) è posizionato vicino la scala mobile, fornita di una copertura ondulata, ed è seguito da una particolare passeggiata formata da grandi cerchi arancioni e fornita di sedute in pietra vulcanica.

L'atrio è caratterizzato da due mosaici di William Kentridge realizzati dal mosaicista Costantino Aureliano Buccolieri; nel primo (Ferrovia Centrale per la città di Napoli, 1906) si susseguono le figure principali della mitologia e dell'iconografia napoletana, tra cui lo stesso autore e San Gennaro; nel secondo (Bonifica dei quartieri bassi di Napoli in relazione alla ferrovia metropolitana, 1884) sono raffigurate due persone che si adoperano per portare un carretto carico di simboli della Repubblica Napoletana del 1799.
Nel mezzanino, inoltre, sono integrati nel progetto architettonico i resti della cinta muraria aragonese, rinvenuti durante gli scavi, provviste da appositi pannelli descrittivi. Procedendo si trova il secondo mosaico, che raffigura due persone che sorreggono un carretto.
Man mano che aumenta la profondità, il percorso è scandito dall'alternarsi dei colori che rimarcano i vari livelli dello scalo: nell'atrio pavimento e pareti sono neri, che richiama l'asfalto della civiltà contemporanea, scendendo diventano color ocra (alludendo ai colori caldi della terra e del tufo napoletano) mentre nel piano binari diventano azzurro come il mare e gli abissi.
Nel piano banchine, è presente un monumentale ambiente sotterraneo, in cui domina la bocca ovoidale del Crater de luz, un grande cono che attraversa tutti i piani della stazione. Guardando al suo interno, è possibile riconoscere la luce del sole e un gioco di luci LED, Relative light, opera di Robert Wilson.
Successiva alla sala monumentale sotterranea è invece la «galleria del mare» di Bob Wilson, lunga 24 metri, dove si susseguono pannelli animati a luce LED che raffigurano il mare increspato dalle onde.
Sulle pareti delle scale fisse al piano ammezzato c'è invece Men at work, un intervento fotografico di Achille Cevoli che intende omaggiare gli operai che hanno realizzato le stazioni della metropolitana e le gallerie.



« [Nell'uscita di Montecalvario] l’arte si impossessa del trasporto pubblico fino a svuotarlo della sua primogenia, fino a renderlo marginale, insignificante, forse volgare. E così l’arte, non più primus inter pares, diventa l’unico servizio di pubblica utilità per la vita degli uomini. »

(Il Giornale dell'Arte)
Nella uscita Montecalvario, cioè la galleria sotterranea che connette la stazione con i Quartieri Spagnoli (inaugurata il 18 settembre 2013), pure sono presenti numerose opere d'arte.

La più scenografica di tutte è sicuramente Razza umana, un lungo collage di Oliviero Toscani composto da oltre 1600 scatti, dove si mescolano primi piani a figure intere, volti noti (come quello di Giannegidio Silva, presidente di Metronapoli, o dello stesso Toscani) a gente comune, napoletani e stranieri.

In seguito, la scritta «Molten copper poured on rim of the bay of Naples» (tradotto, «Rame fuso colato sulle rive della baia di Napoli»), dello statunitense Lawrence Weiner, accompagna il passeggero durante la salita e la discesa della scale mobili (tra le più lunghe d'Europa), con la solita pulizia grafica tipica di pannelli neri su cui si specchiano scritte argentate.

Terminate le scale mobili, è presente il progetto di Shirin Neshat Il teatro è vita, la vita è teatro – Don’t ask where love is gone, realizzato con fotografie di Luciano Romano. L'artista iraniana, che nella sua opera ben esprime il dramma della Napoli seicentesca, ha affidato a nove attori il compito di raccontare la propria vita, tra storie vere e private. L'opera, che ritrae nove volti e corpi di attori locali, presenta anche altrettante sfumature di dolore, dallo smarrimento alla rabbia, che erompono da un'efficace soluzione allestitiva che riproduce la tipica abitazione dei Quartieri Spagnoli: i bassi, per l'appunto.

The Flying-Le tre finestre è il titolo dei tre enormi pannelli in ceramica realizzati da Ilya ed Emilia Kabakov, in cui vi sono tanti esseri umani che, tenendosi per mano in un fantastico girotondo, si librano nell'aria insieme a stormi di uccelli, in un'ariosa visione panoramica che trasmette all'osservatore una sensazione di libertà.

L'opera dei Kabakov sembra condurre idealmente al lavoro di Francesco Clemente, presente al piano mezzanino: Engiadina, realizzato in ceramica e mosaico. Lungo oltre sedici metri per tre metri di altezza, l'opera (che si ispira all'arte classica e, in particolare, al vasellame miceneo) ritrae un paesaggio alpino attraversato da una striscia gialla nella quale è possibile intravedere varie figure danzanti.


  • DANTE

La stazione di Dante, progettata da Gae Aulenti, è ubicata sotto l'omonima piazza ed è stata aperta al pubblico il 27 marzo 2002.

Il progetto dell’architetto Gae Aulenti ha riguardato anche la risistemazione urbanistica della piazza, che ha rispettato l’impianto settecentesco. La pavimentazione in pietra etnea a lastre e cubetti segue il disegno delle architetture progettate dal Vanvitelli e gli accessi alla stazione, in cristallo trasparente e acciaio, sono stati concepiti in modo da assicurare la visibilità dell’emiciclo da ogni lato.

L'accesso alla stazione, in acciaio e cristallo trasparente, è visibile da ogni lato dell'emiciclo.

Per il resto gli interni della fermata, ricoperti da pannelli in vetro bianco con borchie in acciaio, accolgono numerose opere realizzati da noti artisti contemporanei.

L'atrio dello scalo ospita due affreschi di Carlo Alfano, Luce-Grigio (realizzato nel 1982), e l'opera Frammenti di un autoritratto (1985). Sopra le scale mobili che conducono al livello inferiore si erge l'opera di Joseph Kosuth, Queste cose visibili, costituita da una serie di tubolari di neon bianco che compongono il seguente passo del Convivio di Dante Alighieri.



« Lo colore e la luce sono propriamente; perché solo col viso comprendiamo ciò, e non con altro senso. Queste cose visibili, sì le proprie come le comuni in quanto sono visibili, vengono dentro a l’occhio - non dico le cose, ma le forme loro - per lo mezzo diafano, non realmente ma intenzionalmente, sì quasi come in vetro transparente. E ne l’acqua ch’è ne la pupilla de l’occhio, questo discorso, che fa la forma visibile per lo mezzo, sì si compie, perché quell’acqua è terminata »
(Dante Alighieri, Convivio, Trattato III, Capitolo 9)

Nel livello inferiore è invece presente un'opera anonima di Jannis Kounellis, che ha realizzato un esteso pannello in acciaio su cui sono situati dei binari che bloccano numerosi oggetti: un cappello, un soprabito, alcuni trenini giocattolo e molte paia di scarpe maschili e femminili. Sopra le scale mobili che conducono al secondo piano interrato è situata invece l'opera di Michelangelo Pistoletto, Intermediterraneo, una lastra specchiante che intende simulare il mar Mediterraneo. L'ultima opera contemporanea presente nella stazione è Universo senza bombe, regno dei fiori. 7 angeli rossi. Quest'ultima non sarebbe altro che un grande mosaico in cui volteggiano ovali e altre figure geometriche.



  • MUSEO

La stazione di Museo (connessa con un marciapiede mobile con quella di Piazza Cavour), realizzata su progetto di Gae Aulenti, è stata inaugurata nell'aprile del 2001. Gli «atleti», l'intervento fotografico di Mimmo Jodice dove l'artista si confronta con le sculture rinvenute nella villa dei Papiri di Ercolano.

Lo scalo si prospetta come una serie di edifici di rosso pompeiano e pietra vesuviana che ricordano, nei colori e nei materiali, il vicinomuseo Archeologico Nazionale. Gli interni, come quelli della stazione precedente di Dante, sono stati costruiti in vetro bianco e in acciaio.

Nell'atrio della stazione è collocato una riproduzione in vetroresina dell'Ercole Farnese, realizzata dall'Accademia di Belle Arti partenopea, mentre nel locale d'ingresso secondario si presenta un calco in bronzo della Testa di Cavallo (detta «Carafà»).



I corridoi diretti verso il museo archeologico sono caratterizzati dalla presenza delle fotografie in bianco e nero di Mimmo Jodice, che anticipano le opere del mondo antico presenti nello scalo con Anamnesi e con la serie degli Atleti e delle Danzatrici.

Nell'ingresso superiore è presente un calco in bronzo del Laocoonte, realizzato dall'antica scultura in gesso custodito nella Gipsoteca dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. La statua viene ripresa in altre istantanee di Mimmo Jodice, che ne illustra alcuni particolari.


Sul corridoio che collega la fermata con il museo Archeologico Nazionale si affaccia la stazione Neapolis, un ambiente museale che si focalizza sui reperti archeologici portati alla luce durante gli scavi della linea 1, in particolare nelle aree di via Toledo, piazza Bovio,piazza Nicola Amore e piazza Municipio. La passatoia che connette la stazione Museo a quella di Piazza Cavour della linea 2 accoglie opere prodotte da quattro artisti campani che sono i protagonisti della fotografia contemporanea.

Nel corridoio sono presenti nove opere di Luciano D'Alessandro che testificano alcuni tra gli anni più significativi della sua vita; D'Alessandro, infatti, nelle sue istantanee presta sempre un'inalterata attenzione verso la condizione dell'essere umano. Nel corridoio sono presentate istantanee come Venditore di uccellini di carta, Vico Arriviello e Cimitero dello sbarco in Normandia.

Procedendo è esposta India '70 di Fabio Donato, ovvero una serie di fotografie scattate durante un suo viaggio giovanile in India. Sono presenti altri tre lavori che sottolineano il suo legame tra l'arte e il teatro partenopei: Fate Presto, una stampa fotografica con il galleristaLucio Amelio davanti a una prima pagina del Mattino, Eduardo e Masaniello, dove è rappresentata una recita del 1976 con Mariano Rigilloprotagonista.

Infine sono presenti i polittici di Antonio Biasucci, che raccoglie in un'unica opera più fotografie nelle quali l'artista offre una percezione ravvicinata degli oggetti.

Al termine del corridoio che conduce alla stazione di Piazza Cavour sono esposte le istantanee di Rafaella Mariniello che raffigurano una periferia: Giostra dismessa, Sulla spiaggia, Cassettiera e Infissi.


  • MATERDEI


Lo scalo Materdei, aperto nel 2003, è stato progettato da Alessandro Mendini ed è ubicato in piazza Scipione Ammirato, nell'omonimo rione, in prossimità dell'Arenella.



L'ingresso della stazione si affaccia (come già accennato) su piazza Scipione Ammirato che, oltre a essere stata trasformata in un'isola pedonale, ha conosciuto un ampliamento di spazi verdi e l'installazione di opere d'arte contemporanea come Carpe diem, la statua in bronzo colorato realizzata da Luigi Serafini, e i rilievi in ceramica che coprono l'ascensore. L'ingresso, inoltre, è rivestito da un mosaico ed è sormontato da una grande stella gialla e verde

L'atrio della stazione, illuminato dal pinnacolo in vetri colorati e acciaio (che, di forma e dimensioni, è molto simile alla guglia della stazione Salvator Rosa), presenta colori che variano dall'azzurro al verde.
La base del pinnacolo è rivestita da un mosaico di Sandro Chia; le pareti, invece, presentano dei solidi geometrici tridimensionali realizzati da Ettore Spalletti.
Sopra la scalinata che connette la hall ai piani inferiori si staglia un mosaico con altorilievi in ceramica prodotto da Luigi Ontani, nel quale sono raffigurati animali fantastici, la figura partenopea dello scugnizzo e un Pulcinella che presenta il volto di Ontani.
In prossimità delle banchine sono situate le illustrazioni su pannelli in legno di Domenico Bianchi; il corridoio centrale, invece, è rivestito dai Wall Drawings di Sol LeWitt, che ha realizzato anche un calco in vetroresina presente in fondo al corridoio.
Entrambe le banchine presentano serigrafie policrome di Mathelda Balatresi, Anna Gili, Stefano Giovannoni, Robert Gliglorov, Denis Santachiara, Innocente e George Sowden.


  • SALVATOR ROSA



« C'è chi ha paragonato questa stazione alle allegorie e alle creazioni artistiche del Beauborg di Parigi; un piccolo centro Pompidou napoletano! »

(Amedeo Colella)

La stazione di Salvator Rosa, in funzione dal 2001, si affaccia sull'omonima strada dell'Arenella ed è stata progettata da Alessandro Mendini.


L'esteso giardino terrazzato accoglie un ponte romano e una cappella neoclassica del XIX secolo di ridotte dimensioni; i palazzi limitrofi, inoltre, sono stati tramutati in opere d'arte grazie all'intervento degli artisti Ernesto Tatafiore, Gianni Pisani, Mimmo Rotella, Mimmo Paladino e Renato Barisani. Quest'ultimi hanno infatti prodotto numerosi mosaici in vetricolor come Il volo di Icaro, Diderot Filosofia o Il treno che parte dall'isola.




I livelli del giardino sono connessi tramite una scala mobile esterna, grazie alla quale è possibile raggiungere anche il piazzale dei giochi realizzato su progetto di Salvatore e Domenico (Mimmo) Paladino. Quest'ultimo, sul suo pavimento di pietra lavica, presenta tre giochi praticabili come il tris, il labirinto e la campana.
Nello stesso piazzale sono situate anche le «sculture ludiche» e l'enorme mano in acciaio corten di Salvatore e Mimmo Paladino.
Per il resto il parco è stato arricchito con le installazioni contemporanee di Alex Mocika, Augusto Perez. Renato Barisani, Lucio Del Pezzo, Nino Longobardi, Riccardo Dalisi, Ugo Marano.
Il complesso, eclettico e rivestito di marmi dorati, riprende con la sua forma il vicino ponte romano; esso presenta inoltre una guglia in vetri colorati e acciaio.
Il percorso che decorre dall'atrio al piano binari ospita le opere di Enzo Cucchi, Raffaella Nappo, LuCa, Natalino Zullo, Quintino Scolavino e Santolo De Luca.
Anche le banchine, nei cui pressi è presente l'installazione A subway è chiù sicura (tre automobili di Perino&Vele realizzate in ferro, cartapesta e vetroresina), accolgono altre opere d'arte (quella in direzione Dante, per esempio, ospita un acrilico su tela opera di Anna Sargenti).
La fermata è raggiungibile anche tramite una seconda uscita a valle di via Salvator Rosa, alla rotonda con via Battistello Caracciolo e via Girolamo Santacroce (inaugurata nel dicembre 2002) L'esistenza di quest'ultima è sottolineata da un altro pinnacolo, realizzato da Mendini, posto al centro di un piccolo slargo; il basamento della guglia è inoltre ricoperto dagli altorilievi in ceramica di Enzo Cucchi che raffigurano alcune figure dell'iconografia napoletana.
Poco distante dalla guglia si erge l'installazione di Lello Esposito, Eccomi qui, ovvero un Pulcinella che (come ha affermato l'autore) «guarda dall’alto la strada, osserva il mondo e la vita». Al seguito è presente l'edificio in cui soggiornò Giovanni Capurro (autore della canzone 'O sole mio), decorato con vessilli colorati e con una pioggia di raggi ambrati (prodotti daMimmo Paladino)


  • QUATTRO GIORNATE

La stazione di Quattro Giornate, inaugurata nel 2001 su progetto di Domenico Orlacchio, è stata concepita per servire l'omonima piazza, lo stadio Arturo Collana e la parte occidentale del Vomero. I giardinetti della stazione ospitano tre sculture: la scultura in acciaio corten a forma di V di Renato Barisani e le due statue bronzee di atleti di Lydia Cottone.

In modo analogo alla piazza, anche lo scalo è dedicato all'episodio storico di insurrezione che ha visto scontrarsi le milizie armate naziste e la popolazione partenopea, le quattro giornate di Napoli.


L'atrio della fermata ospita le sculture in bronzo e i dipinti di Nino Longobardi, ispiratosi per la loro realizzazione all'insurrezione napoletana.
Lungo il percorso che dall'atrio conduce al piano binari sono presenti le sequenze di guerra e di caccia di Sergio Fermariello, la lamiera in alluminio con fibre ottiche di Baldo Diodato e la serigrafia su cinque pannelli in policarbonato (denominata Sabe que la lucha es cruel) prodotta da Anna Sargenti.
I corridoi che, invece, decorrono dalle banchine all'uscita accolgono tre polittici fissati al muro con travi di ferro, realizzati da Umberto Manzo con la tecnica dell'emulsione fotografica, un olio su tela di Maurizio Cannavacciuolo intitolato Amore contronatura, un light box in cui è imprigionata un'immagine raffigurante il volto di Betty Bee (autrice dell'opera) e infine quattro bianche figure femminili (le Combattenti), realizzate da Marisa Albanese.


  • VANVITELLI

La stazione, inaugurata nel 1993 su progetto di Michele Capobianco, si affaccia sull'omonima piazza nel sud del Vomero.

Gli ambienti del complesso, luminosi e ben definiti, sono caratterizzati da un'attenta scelta dei colori, che variano dal blu al lilla e dal giallo al grigio.

Nell'atrio è presente Off limits, un'opera di Giulio Paolini dove un masso sembra infrangere la gabbia di vetro in cui è imprigionato.

I corridoi che conducono ai binari accolgono due strisce di Vettor Pisani, Oriente e Occidente, e due stampe fotografiche raffiguranti la tipica architettura partenopea, realizzate da Gabriele Basilico.
Sulla volta del piano inferiore è fissata la spirale blu in neon sabbiato, policarbonato e carta di Mario Merz. L'installazione, realizzata dall'artista poco prima la sua morte, prosegue sul muro del livello intermedio dove sono raffigurati alcuni animali preistorici.
Sempre nel piano intermedio sono ubicate due stelle in acciaio di Gilberto Zorio, mentre all'incrocio tra i corridoi che conducono ai binari in direzione Dante e Piscinola sono posti otto cilindri in metallo, i Pozzi, prodotti con cristallo, cera, vetro e pigmenti in polvere.
Poco distante dalle banchine ci sono infine due grandi mosaici in pietra e pasta vitrea di Isabella Ducrot.

  • RIONE ALTO

La stazione di Rione Alto, inaugurata nel 1993, serve l'omonimo rione e la porzione meridionale della Zona Ospedaliera.

Il piazzale davanti l'accesso, realizzato in vetro e cupole metalliche, è arricchito da una fontana in cui è presente un mosaico di Achille Cevoli.

Sulle pareti dell'atrio sono presenti i wall drawings di David Tremlett, realizzati con il pastello su intonaco.

Tra le scale e i marciapiedi mobili, invece, ci sono i pannelli decorativi polimaterici di Giuseppe Zevola, seguiti dalle stampe fotografiche di Katharina Sieverding e dai due light box di Bianco&Valente (nom de plume di Giovanna Bianco e Pino Valente), che si stagliano sulla volta del tunnel d'accesso alle banchine.
Il termine della galleria accoglie le installazioni di Danilo Donzelli, Donatella Di Cicco, Marco Zezza, Marco Anelli, Ivan Malerba, Pina Gigi e Pennacchio Argentato.


  • PISCINOLA

"Piscinola", il cui nome completo è "Piscinola-Scampia", è una stazione della linea 1 della Metropolitana di Napoli ed insieme a "Garibaldi" è uno dei due capolinea.



Inaugurata con la seconda tratta della linea nel 1995 e attualmente in fase di restyling su progetto di Antonio Nanu, inizialmente la stazione aveva la denominazione di "Piscinola-Secondigliano" e solo in un secondo momento venne cambiata in "Piscinola-Scampia", anche se la segnaletica riporta ancora la dicitura originale.

La stazione è formata da due livelli: in quello superiore sorge la stazione terminale della linea 1, mentre in quello inferiore si trova la stazione terminale della linea Arcobaleno (linea Napoli-Aversa) che tra il 2005 e il 2009 ha ripristinato in parte l'Alifana bassa chiusa nel 1976.
È stato deciso che "Piscinola-Scampia", non sarà capolinea fisso, in quanto la linea proseguirà da questa stazione per l'aeroporto di Capodichino, il Centro direzionale fino ad arrivare a piazza Garibaldi. La stazione si troverà quindi tra le fermate Miano e Chiaiano.
La stazione serve i quartieri di Piscinola e Scampia.
La stazione di Piscinola è dedicata alle opere di Felice Pignataro che di Scampia ha colorato i muri con i suoi murales e animato le strade con i suoi carnevali dal significato antico di riappropriazione del diritto alla parola.

I suggerimenti della settimana