RECENSIONE | TRA TRIANGOLI MAGICI E SIMBOLI ESOTERICI

Napoli è un museo a cielo aperto che spesso guardiamo distrattamente, spinti dalla convinzione di conoscerne ogni piccolo particolare.
Eppure, la prima sensazione che si ha prendendo parte alla visita guidata “Il Triangolo Magico – tremila anni dai greci, romani, templari e massoneria, tra storia, aneddoti e leggende”, è proprio quella di ritrovarsi in luoghi che, anche se attraversati ogni giorno, sono del tutto nuovi.


Si tratta di un viaggio che ha inizio a piazza San Domenico Maggiore, passa per l’omonimo complesso monumentale, giunge al campanile di Pietrasanta nei pressi di piazza Miraglia e termina a piazza del Gesù Nuovo.



Ma cos’è il triangolo magico? Le sue origini riguardano le scienze esoteriche egizie e, nello specifico, si legano a quelle comunità di egiziani che, in età imperiale, si stabilirono a Napoli e in particolar modo nella zona del Decumano Inferiore. La fusione dei loro misteri e credenze con la spiritualità del luogo portò alla formazione di una tradizione esoterica di tipo egizio-italica che, grazie all’opera di circoli iniziatici segreti, si sarebbe tramandata dall’epoca romana sino ai giorni nostri. 


E’ proprio in epoca romana che i sacerdoti, affascinati dai misteri del cielo e insieme devoti agli dei dell’Olimpo, collaboravano con esperti architetti per conoscere i maggiori punti di convergenza delle energie cosmiche. Da qui, l’individuazione di un’area triangolare i cui vertici corrispondevano a tre noti siti della città partenopea: Piazzetta Nilo, la basilica di San Domenico Maggiore e Palazzo di Sangro.


Si resta letteralmente senza parole quando si realizza che il punto di incontro con gli altri partecipanti alla visita guidata, alle spalle dell’obelisco di San Domenico, non è stato scelto a caso. E’ qui, infatti, che è situata la grata d’accesso alla cosiddetta Camera Caritatis, posta proprio sotto il monumento, i cui raggi solari, disegnati tutt’intorno, lo consacrano come luogo di massima caduta di energia. Nel lontano ‘700, attraverso corridoi sotterranei, il principe di Sansevero e gli altri adepti massonici raggiungevano il luogo segreto ed eseguivano i propri riti.



Le altre tappe del percorso non fanno altro che confermare quanto Napoli sia ricca di simboli massonici. Lo è il complesso monumentale di San Domenico Maggiore sulle cui pareti e pavimenti vi sono continui richiami alla croce templare e dove, casualmente, i colori della tunica dei frati sono gli stessi di quella indossata dai cavalieri. Lo è la parete esterna della chiesa del Gesù Nuovo, in origine palazzo Sanseverino, le cui bugne a forma di piramide sono catalizzatrici di energia.

I simboli posti su di esse, inoltre, non solo costituiscono chiari richiami al linguaggio massonico, ma corrispondono, in chiave musicale, anche ad un componimento madrigale. E infine, c’è il campanile di Pietrasanta, risalente al XI sec. ma i cui simboli richiamano un periodo molto più recente. Su di esso, infatti, è possibile scorgere disegni del fiore non ti scordar di me, usato come simbolo di riconoscimento dai massoni durante le persecuzioni della Seconda Guerra Mondiale, delle quali furono vittime anche loro. Eppure, qualcosa suggerisce che c’è ancora tanto altro da scoprire...

Fabiana Carcatella 

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La visita è stata organizzata da A.N.T.A.RE.C.S.Associazione Napoletana per la Tutela Ambientale e il REcupero Culturale e Sociale e si inserisce all’interno di Lumina Mentis, ciclo di itinerari storico culturali che, lo scorso 12 settembre, ha inaugurato il nuovo anno con la visita al complesso monumentale di San Giovanni a Carbonara e i cui incontri sono previsti sino a giugno 2016.




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