NAPOLI vs BERLINO 1.0, il lavoro creativo





Napoli si batte con onore sul campo e travolge i tedeschi, ma è davvero la nuova frontiera della gioventù creativa?

A partire dalla fine degli anni ‘80 le industrie culturali e creative hanno rappresentato uno dei rami economici più dinamici per fatturato e numero di occupati. In Europa nel 2009 tali industrie hanno contribuito al 2,4% (circa 277 miliardi di €) del PIL dell’Unione Europea.


Mentre l’Italia ricopre una posizione intermedia nella lista dei Paesi delle industrie culturali e creative, la Germania è in vetta alla classifica, con quasi un milione di occupati.

Le industrie culturali e creative tedesche sono pertanto comparabili ai settori economicamente più forti della Germania, come l’industria automobilistica, meccanica e le tecnologie informatiche e delle comunicazioni. La maggior parte dei liberi professionisti e delle industrie culturali e creative tedesche è attiva nel settore del design.



Se in un primo momento l’obiettivo principale fu la modernizzazione della struttura economica, dal 2004 si è incominciato a parlare di “economia creativa” puntando sulle industrie culturali e con l’obiettivo di fornire agli artisti e alle persone impegnate nel settore creativo una piattaforma di informazione, presentazione e scambio, è nato il portale Creative city Berlin; grazie a questa e ad altre iniziative nel 2006 Berlino è stata nominata dall’UNESCO “città del design”.



A Berlino l’economia creativa è diventata con il tempo l’elemento centrale nelle strategie di sviluppo e marketing della città.



A Napoli il “lavoro creativo” risulta essere quello svolto da artisti, pittori, musicisti e giovani talenti emergenti che, a differenza dei lavoratori creativi di Berlino, il più delle volte si prefissano quale obiettivo principale il riscatto morale della città attraverso la propria opera.

Alcuni gruppi musicali e scrittori locali sono espressione di un’arte “impegnata” volta alla rivalutazione della città, proponendo nuovi stili e invocando il mutamento culturale, politico e sociale.


Napoli è ricca soprattutto di un fermento culturale spontaneo, proveniente dal basso, dal cuore dei quartieri partenopei, dall'esperienza diretta della sua complessità culturale e sociale.



Verso tali pulsioni si rivolgono anche alcune significative attività promosse dalle istituzioni culturali e dagli enti pubblici sul territorio nell'intento di fornire maggiori occasioni di visibilità e di partecipazione culturale ai giovani talenti e alle associazioni locali del settore. il progetto “Arte e Suoni dal mondo”, promosso dalla Regione Campania e dal Comune di Napoli per l'allestimento di laboratori musicali, teatrali e ludici; i festival musicali “Freak Out” e “Giovani Suoni” e quelli dedicati al cinema e alle arti sceniche e visuali come “'O Curt” e “Nerodiscena”; “Youthink”, un evento che raccoglie seminari, concerti e spettacoli attraverso le reti tra le realtà associative e i circuiti produttivi della cultura sul territorio.



Dal momento che la concezione di creatività a Napoli risulta essere totalmente diversa da Berlino, non si può pensare di portare sul territorio un modello che non vi appartiene.



Il governo locale per supportare le carriere dei giovani emergenti dovrebbe creare occasioni per dar loro una maggiore visibilità. Infatti in un’ottica di pianificazione si potrebbero organizzare contest, sponsorizzati dalle autorità locali, finalizzati al coinvolgimento di gruppi musicali ancora sconosciuti; nel caso di pittori, si potrebbero istituire delle nuove gallerie d’arte che servirebbero a rendere immediatamente visibili al pubblico esterno le loro opere. A tal fine potrebbero essere riutilizzati vecchi edifici ormai abbandonati.



Stimolare la creatività attraverso questi nuovi canali, darebbe nuovo impulso e nuova attrattività alla città; si potrebbe infatti creare, ad esempio attraverso la creazione di un portale internet, un rapporto più dinamico tra la città e l’utente esterno, il quale giunto a Napoli in qualità di visitatore, oltre a soffermarsi sulle bellezze artistiche “tradizionali”, può altresì godere di una tradizione rivisitata in chiave moderna.


Francesca Spizzuoco e Martina Proietti

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