RINT E VIC: La testa di Benedetto Croce

Avete presente quel piccolo tratto di strada che va da Piazza del Gesù Nuovo sino all’incrocio con via San Sebastiano e via Santa Chiara? Forse non molti lo sanno ma quella non è altro che la parte iniziale, o finale se si arriva in senso contrario, di via Benedetto Croce. Io la chiamo ‘la testa di Benedetto Croce’, perché, lavorando di fantasia, le due vie con cui si incrocia sembrano costituirne le braccia. Da buona ‘testa’, poi, in pochi metri è racchiuso davvero tanto. Piccola, ma grande, come si suol dire.

Imboccandola da Piazza del Gesù, si è subito presi dall’incertezza di guardare a destra o a sinistra. Da una parte, infatti, si è attirati dal maestoso portone d’ingresso del Liceo Eleonora Pimentel Fonseca, ex Casa Professa, abitazione dei Gesuiti; dall’altra si tende a seguire con gli occhi le immancabili file di turisti che si accingono ad imboccare il cortile di ingresso del ben noto Monastero di Santa Chiara. E’ lì che si erige, imponente, la Basilica, minima parte di un complesso che comprende il Museo dell’Opera, un’area archeologica, il Chiostro Maiolicato e la Sala del Presepe del ‘700. Il grande nell’apparentemente piccolo, in questa via, sembra rientrare nella norma. Lo conferma anche quel negozietto sommerso da quadri e cornici, in cui ci si imbatte pochi passi più avanti. Impossibile non essere conquistati da quel piccolo mondo antico, dove il tempore del rosso e del dorato fa da sovrano. Eppure il quadro più bello non è lì, ma alla fine della strada. E’ un omone con i capelli lunghi e biondi. Non ha nulla, se non una marionetta come amica. Io lo chiamo ‘il quadro della felicità’. Potrà essere il giorno più infelice della tua vita, ma ogni volta che passerai davanti a quegli occhi che sembrano dire ‘non mi manca nulla’, non potrai fare a meno di sorridere. Se, poi, a fargli da cornice è il campanile di Santa Chiara, da poco restaurato, lo spettacolo diventa davvero imperdibile.

Fabiana Carcatella

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