DICEVANO CHE YOUTH FOSSE UN FILM ORRENDO. MA NON E' COSI'


Ieri sono stato alla prima al Modernissimo di Youth, presentato da Paolo Sorrentino: proprio lui in persona, che sembra un po' il Mago Forrest alto due metri. 
All'inizio avevo pensato di scrivere una recensione. 

Poi ho visto il film e ho capito che non era cosa.
Non per la magnificenza, non per l'esatto contrario ma solo perché secondo me è il tipo di film in cui devi semplicemente lasciarti andare, senza la velleità, o la presunzione, di criticare o osannare l'estetica simbolista di ogni scena per dimostrare che per forza la si è capita, odiata o amata: anche se non è stato per forza così. Cosa vi racconto allora, da dove comincio? Da quando entro in sala? No, da quando esco di casa.


Per l'occasione, mi sono messo la giacchetta quella bella che trovai da Zara coi saldi e mi sta una bellezza. Avevo pensato di arrivare al Cinema in bici ma la prospettiva di giungere a reclamare il mio accredito sudato come me che faccio 8 chilometri in bicicletta (vi assicuro che non esiste metafora migliore di quella con me stesso) mi ha fatto optare per la metropolitana
Appena apertesi le porte, nonostante le mie cuffie sparassero nel cervello Trip Hop a un volume così alto da aver fatto perdere l'udito ai miei futuri figli, riesco a sentire distintamente un uomo che urla a pochi passi da me. E' anziano, veste con un impermeabile elegante, un jeans e un paio di scarpe da ginnastica bianchissime, di cui si riescono a scorgere solo le punte. Si muove in modo scoordinato e inveisce contro il governo, o in realtà solo contro il suo passato che lo ha lasciato in un limbo tra successo e anonimato, come quel jeans largo tra il suo Burberry e le sneakers. 
Non urla alla sua sventurata vicina di sedia ma al suo passato che guarda con rabbiosa nostalgia, perché allora il desiderio aveva ancora la forza del tempo e delle possibilità, e ora è solo rimpianto e frustrazione. Quel personaggio mi introduceva perfettamente al film, solo che ancora non lo sapevo.

La sala per la proiezione dei giornalisti è piena per metà, o almeno questa è la proporzione che intuisco se metto assieme nella testa le persone sedute in modo disordinato nella sala. Le luci si spengono, il film comincia.

Due ore e qualcosa dopo


Wow, figo. Cioè, alcune scene sono BOOM, altre BHO ma nel complesso ho una bella sensazione addosso. Il messaggio della pellicola mi è chiaro, anche perché viene continuamente precisato con ulteriori dettagli, forse alcuni ridondanti, ma non sono mica io il regista. Nel complesso tutto funziona, forse non come opera unitaria ma come somma di spunti, ma sì, funziona e ha un'aura di potenza che forse è solo l'effetto dell'estetica classica sul mio gusto ancora un po' sempliciotto. Per le recensioni tecniche su Fotografia, Montaggio, Regia, Interpretazioni e triccheballacche chiedete a un laureato al DAMS o a uno qualsiasi dei saputelli che alterna sentenze a tiri di drummino all'esterno della sala citando analogie con un regista a caso che finisce con"oski".
Tra pochi minuti giungerà il regista. Vorrei chiedergli qualcosa, anzi due, ma so che la ressa me lo impedirà, quindi gliele lascio scritte qua a fine articolo. Come previsto il suo arrivo è come quello di un apicoltore cosparso di zucchero che si avvicina ad un alveare. Riesce a parlare pochi minuti, dribblando alcune domande senza nemmeno troppo tatto e descrivendo la sua opera con sicurezza ma senza presunzione, con scintille di ironia da scugnizzo che me lo rendono simpatico a pelle. All'uscita la scena delle api si ripete, solo che ora invece dello zucchero cercano un selfie da postare sui loro blog per racimolare qualche like, in un gesto collettivo che nulla ha a che vedere con l'attestato di stima che pretende di essere; e questo è chiaro dallo sguardo di Sorrentino, colmo di un'educata rassegnazione.
Invece del selfie gli lascio due domande, oltre a fargli i complimenti. Ma voi,se non avete ancora visto il film non leggetevele: lascio pure qualche rigo di spazio per non rischiare.

SPOILER ALERT


1 - Perché Maradona ha un tatuaggio di Marx invece che quello di Che Guevara? (Per me non è a caso, poi magari lo è, che ne so)
2 - Brenda dice a Mick che il suo film fa schifo. Alla fine del film si scopre che Youth stesso è il film pensato da Mick. E' autoironia, o ironia verso la "macchina del cinema" e le sue regole? (se lo è, complimenti)

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