RECENSIONE | MILIONARI - Un film di Alessandro Piva


Insomma, ieri, poiché ormai sono un mezzo VIP che fa il "sagliuto" agli eventi mondani della Napoli bene per cercare di trovare una moglie più grande che mi mantenga, sono stato al Cinema Hart alla Prima del film Milionari, tratto dall'omonimo libro di Luigi Alberto Cannavale e Giacomo Gensini, e diretto da Alessandro Piva.




Diciamo che il Buffet pieno di pizzette di Moccia e lo sguardo BAM di Valentina Lodovini all'ingresso della sala mi avrebbero già reso felice anche se il film fosse stato pessimo. Ma non lo è stato, affatto. Sostanzialmente racconta della parabola gaussiana del Clan Di Lauro e dei suoi affiliati (sotto nomi fittizzi) tra gli anni '70 e i primi anni 2000, incluse faide interne, boom di fumo, eroina e coca, dilemmi interiori di Boss Pentiti (Il Protagonista), mogli belle ma ipocritamente intransigenti sulla condotta morale dei mariti, tradimenti tra Capozona e codici cammorristici di rispetto, gerarchia e morte.

Il film è bello, davvero, e non lo dico perché mi sento in colpa per aver mangiato da solo una teglia di pizzette. Ci si sente davvero all'interno di quegli anni, che ho vissuto indirettamente dai racconti di nonni, zii e anime del quartiere: dalle musiche, ai colori, agli stereotipi alle mode del tempo, nel rispetto del carattere comunque documentaristico della storia. I personaggi reggono e il protagonista, Marcello Cavani, interpretato da Francesco Scianna è carismatico e trasmette empatia per il suo dilemma interiore. La regia è limpida, lineare e, per fare un paragone di genere, ricorda più l'estetica rigorosa di De Palma che il virtuosismo di Scosese, che mal si sarebbe sposato con la natura del film.

Bene, a questo punto, appena finito il film, dopo aver arraffato qualche altra pizzetta e questo tremando e balbettando una foto a Valentina Lodovini, inizia la conferenza stampa di presentazione, dove registi e autori rispondono alle domande dalla sale. 

Bene, dato che non avevo un registratore, non userò il virgolettato ma esprimerò aumm aumm quello che ho chiesto al regista, aggiungendo alcune mie riflessioni sul film. 

Ecco qua:

Insomma, ormai è chiaro che a Napoli sta sorgendo un filone letterario e cinematografico di Gangster Novel ispirato alla malavita locale, così come, ad esempio, a Los Angeles accadde con James Ellroy. Ecco, e lì nessuno va a lamentarsi con gli autori dicendo che screditano la città!

Una differenza con alcune di quelle opere però c'è e non deriva certo da una lacuna narrativa delle opere napoletane ma da una carenza culturale e sociale nella visione della giustizia, che asusme quasi un ruolo marginale, sulla quale non si ripone fiducia. Il dualismo, il contrasto, infatti, assume sempre una matrice interna alla Camorra stessa, con il cammorrista cattivo, che pare buono e quello invece cattivissimo, che li si contrappone canalizzando su di lui la nostra avversione. Sarà che qui, a differenza di altrove, la malavita, come ad esempio i cartelli in Messico o in Colombia, sono fenomeni endemici e che non derivano da émigrés cubani o siciliani in cerca di fortuna nell'El Dorado americano. Fatto sta che, lo giuro, l'ultimo film su un poliziotto eroe che ho visto aveva come protagonista un cane, eppure a ottobre un agene dell'antiracket è stato sparato e quasi ucciso durante un arresto nel centro della città. Questa è la realtà, ed è giusto raccontarla in questo modo, perché altrimenti sarebbe menzogna, e attraverso di essa non si potrebbe certo raggiungere lo scopo principale:

SENSIBILIZZARE.

Il mio secondo appunto, invece, ha una natura molto più easy. Questo film è un'opera indipendente, con personalità. Bene, allora, ecco, sto per dirlo, non odiatemi, non aveva bisogno di citare Gomorra. O meglio, se questo bisogno c'era è colpa del pubblico.

Volete sentire "Staj senza pensier", vedere rapporti morbosi madre/figlio ai limiti dell'incestuosità che manco Hitler o Elvis avevano, farvi suggerire dal trailer che queste cose ci saranno. Se il citazionismo serve a portare in sala un cuofano di ragazzini che altrimenti non sarebbero venuti a vedere quanto faccia schifo la Camorra, bhe, anche se non mi piace assai, ben venga!

Insomma, VEDETEVELO!

Ah, dimenticavo. Valentina, vuoi sposarmi?


Il Porco

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