Maurizio De Giovanni: "NAPOLI CAMBIA COME UNA PENTOLA CHE BOLLE"


In un pomeriggio un po’ freddoloso del gennaio 2016, direttamente dal Set della fiction Bastardi, tratta dagli omonimi libri, davanti ad una tazzina di caffè, Maurizio de Giovanni si concede con grande disponibilità e gentilezza,ad una breve ma intensa intervista.


Lei prima di fare lo scrittore a cosa si dedicava?
Io ero un funzionario di Banca, da ultimo ho lavorato al Banco di Napoli fino al 2013, quando ho optato prima per l’aspettativa e poi per le dimissioni, non avevo la minima idea ne la minima fantasia di fare lo scrittore

Devo dire che però come cosa le viene benissimo, quindi se non avesse fatto lo scrittore avrebbe continuato per la sua strada da bancario?
Assolutamente mi ritengo un lettore, quello che faccio di mia volontà è leggere, scrivo quando sono contrattualmente costretto a farlo, ma lasciato a me stesso io leggerei solamente; 

Parlando dei suoi romanzi, ambientati tutti a Napoli, i suoi personaggi principali: Lojacono e Ricciardi, come mai entrambi non napoletani ?
Io credo che la città di Napoli sia una realtà cosi complessa, cosi articolata, che a fondo non possa essere compresa  da nessuno,ma parzialmente può essere interpretata da un meridionale non Napoletano.
In quanto una città come Napoli, troppo lontana dalla mentalità dei settentrionali, ma che i napoletani non sarebbero in grado di interpretare perché troppi interni per poterla guardare oggettivamente. E' come se lei dovesse guardare giudicare un palazzo dal suo interno, cioè lei è vicinissima, più vicino non potrebbe, è dentro ma non potrebbe vederlo come si deve, per guardarlo bisogna fare un passo indietro, quindi credo che un meridionale non Napoletano un cilentano, nel caso di Ricciardi, e un siciliano nel caso di Lojacono, abbiano gli strumenti per comprendere certe rotte e certe caratteristiche della città anche non essendoci dentro, non essendo vittime della velocità e dell’articolazione della città.

Io per prima non mi era accorta, prima di leggerne la descrizione fatta nel libro, di quanta musica si può ascoltare per le vie di Napoli
Si per me una delle cose più complesse nella scrittura è fare un passo indietro, mettermi nei panni di un non napoletano che vede Napoli, la quantità di musica di rumore, di risate, è una città che ha una quantità di manifestazioni che sono sonoramente, fisicamente e visivamente al di sopra dello spettro della reale città.

Foto del Il Mattino
E solo chi secondo lei è un passo indietro nel vederla, ne riesce a capire l’interezza? Esatto

Come ha scelto i luoghi dove ambientare i suoi romanzi ?
Ricciardi, il suo commissariato è la Questura, quella era la Napoli negli anni ’30. Per Lojacono Pizzofalcone perché in quel luogo, si hanno 4 città in una, in quattrocento metri: Quartieri, Via Chiaia, Piazza dei Martiri, fino al Lungomare, mettere un commissariato immaginario li da un lato era simbolico,un luogo del tumulo della Dea Partenope, dall’altro lato ha l’opportunità di attraversare quattro città in un unico ambito che è una cosa meravigliosa; 

Secondo lei la descrizione che viene fatta attraverso Napoli nei suoi romanzi, com’è cambiata Napoli?
Cambia costantemente, Napoli cambia come una pentola che bolle. In cui la parte superiore e la parte inferiore si cambiano di posto continuamente, quindi da lontano lei vede solamente una pentola con un liquido dentro ma in realtà, questo liquido bollendo al suo interno varia nel proprio movimento e nella propria posizione, quindi è costantemente in cambiamento, quindi lei fisserà un aspetto in un momento, ma mai la città sarà statica; Napoli assomiglia a se stessa ma non è mai uguale;

Quali sono secondo lei gli aspetti e le cause che hanno generato questo boom di turisti negli ultimi anni a Napoli?
Banalmente e semplicemente Napoli è la città d’arte tra le più importanti del mondo e i turisti questo lo sanno e noi napoletani no, e nemmeno il governo di questo paese lo sa, ma i turisti lo sanno: questa è una città che non ha luoghi naturali secondi per bellezza alle Maldive, questa è una città che ha siti archeologici  in numero non inferiore a Roma di cui è più antica, questa è una città che non ha situazioni artistiche inferiore a Firenze perché è stata Capitale, e lo è stata per centinaia di anni , i turisti lo sanno benissimo e non si perdono l’opportunità di venire a vedere queste meraviglie. Criminale è il modo di tenerle e non valorizzarle, di questo noi siamo colpevoli. io credo che la bellezza sia una croce una difficoltà, una condanna, difficile da portare difficile da trascinare. 
Le chiese: noi abbiamo centinaia di chiese chiuse, San Giovanni a Carbonara, per esempio,  restaurata grazie agli ordini degli ingegneri, è una cosa meravigliosa, di una bellezza incredibile, ma è  chiusa perché non c’è personale che la possa tenere aperta;

Quanto influisce secondo lei il lavoro degli intellettuali, penso solo ai contemporanei come lei, De Silva, Ferrante, giusto per dirne qualcuno, alla promozione di Napoli, raccontandola sotto altre luci, sotto altre spoglie.
Dunque Napoli è un veicolo, è un contenitore, non siamo noi i primi a raccontarla, io la perdonerò per avermi chiamata intellettuale, ma solo per questa volta...
Va bene allora sarà la prima e ultima!
...Napoli è un luogo, è una situazione emotiva,che si può vedere da più di due milioni di punti di vista, che sono i due milioni di abitanti della città, Napoli non è diversa da mani sulla città di Rossi, da Napoli milionaria di Eduardo, dalla Napoli di Viviani, di Compagnone, di Rea, di Prisco. questi la vedono e la raccontano, non è la promozione della città che è importante, perché anche Gomorra che tutto fa tranne che promozione, vive di Napoli e racconta Napoli, io credo che banalmente sia un posto articolato meraviglioso e complesso, che si possa raccontare da milioni di punti di vista diversi, nessun’altra città può essere raccontata così, l’identità di questa città moribonda  e immortale, l’identità di questa città è cosi complessa, e talmente vasta che nessuno può permettersi nemmeno di sognare, di interpretarla da un unico punto di vista;


Giuliana Pollastro

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