UNA DONNA NEL PALLONE. Lettera di una tifosa che ancora ci crede


La città di Napoli è famosa nel mondo per diversi aspetti, molti positivi ed altrettanti negativi. Partendo dal Vesuvio e dal panorama mozzafiato che si può godere praticamente ovunque, passando per la pizza, il mandolino, la mozzarella, l’arte di arrangiarsi, persino di fregarti, fino ad arrivare alla spazzatura, agli scippi e a tanti altri piccoli luoghi comuni che “aiutano” chi non vive a pieno questa splendida e controversa città a sviluppare una propria opinione, giusta o sbagliato che sia.

Quello che vorrei fare adesso, però, è lanciare un messaggio, o quanto meno uno spunto di riflessione, su una particolare figura, anch’essa ormai fin troppo stereotipata, alquanto controversa, ma che è parte fondamentale della cultura napoletana: il tifoso di calcio, o meglio, il tifoso del Napoli. Prima di iniziare a scendere nei particolari, è importante chiarire alcuni punti fondamentali: 
Primo, è importante che i lettori sappiano che la mia riflessione non ha come obiettivo principale quello di essere un’analisi calcistica, dato che non ho la presunzione di sentirmi in possesso delle conoscenze adatte; 
secondo, e non meno importante chiarimento, è che a condurre tale analisi è una tifosa del Napoli che in quanto donna potrebbe farsi trasportare da sciocchi sentimentalismi che spesso possono prescindere dalla fede calcistica e che la potrebbero portare ad essere considerata non adatta a parlare di un argomento così delicato per un qualsiasi tifoso di calcio, perché è risaputo: una donna certe cose (teoricamente) non le capisce; terzo ed ultimo punto fondamentale è quello di non aspettarsi l’uso di un linguaggio calcistico da addetto ai lavori. Poste in essere queste debite precisazioni, invito comunque chi legge a non trascurare le riflessioni che io, donna che “OSA” scrivere di calcio, ho condotto in questi ultimi giorni.

Tali riflessioni sono figlie di diversi comportamenti e idee che ho avuto la possibilità di osservare e che mi hanno permesso di inquadrare, anche superficialmente, la controversa figura del tifoso partenopeo.

A causa soprattutto degli ultimi eventi sportivi, i sentimenti del tifoso napoletano sono ampiamente mutati, passando da uno stato di esaltazione ad un altro, diametralmente opposto, di depressione.

Caro tifoso, nessuno è qui a biasimarti, io ancor meno di chiunque altro. I tuoi rancori sono più che giustificati. La tua delusione, che spesso è anche la mia, è più che giusta, come giusto è condividerla con ogni mezzo si ritenga il più opportuno. Consentimi tuttavia di ammonirti circa i tuoi frequenti momenti di poca lucidità che ti portano spesso a perdere di vista una cosa molto importante, ovvero il valore dello sport e le emozioni che questo è in grado di regalarti domenica dopo domenica.

Andare allo stadio, gioire, soffrire, vivere con gli amici e la propria famiglia un momento di emozione o di delusione, questo rende speciale lo sport. Un tifoso è tale dall’inizio alla fine, nei momenti di soddisfazione e soprattutto nei momenti difficili; lo sport, e in questo caso il calcio, è e sempre dovrebbe essere un momento di condivisione, è l’opportunità di vivere emozioni che possono renderti vivo, ti consente di passare dalla delusione alla gioia in pochi istanti, ti fa apprezzare davvero il valore di ciò che senti. Il tifoso è unito, sempre, sostiene i suoi “idoli” durante ogni avversità, rendono uno sport non un mero “lavoro” di molti calciatori strapagati, ma può rappresentare davvero l’opportunità di creare legami che vanno ben oltre il semplice coro da stadio; lo sport può davvero suscitare in chi lo pratica un vero senso di appartenenza a un città, a una maglia, perché sa che il suo tifoso è lì sugli spalti pronto a sostenerlo anche dopo la peggiore delle sconfitte.

Certo, molti potrebbero dire che sono soltanto belle parole, che è semplice parlare perché non ne capisco poi così tanto, che una donna non sa riconoscere neanche un fuorigioco, figuriamoci se può capire cosa vuol dire essere tifoso e per di più del Napoli, che un vero tifoso oltre ad essere tutto questo deve anche saper essere obiettivo e saper criticare quando è necessario. Si, quando è necessario.

Oggi, a Napoli, ovunque mi giri il tifoso è classificato come mazzarriano, beniteziano o sarriano, è arrabbiato, deluso, pensa che coloro che rappresentano la loro città a livello calcistico non sia degno di indossare quella maglia, che sono qui soltanto per un loro tornaconto personale, che chi dirige i fili è mosso solo da interessi personali e illude chi, anno dopo anno, scegli di riporre in lui la sua fiducia.

Si dice che la verità stia nel mezzo e credo sia così anche in questo caso, ma allo stesso tempo credo che sia giunto il momento di fare ammenda e non avere più come primo pensiero quello di cercare un modo per “disertare” lo stadio o andarci esclusivamente per manifestare il nostro dissenso.

Sono una tifosa e mi ritengo tale perché nonostante le delusioni e nonostante sia la prima molto spesso a lasciarmi andare a insinuazioni che non dovrebbero essere proprie di una donna, sono qui a scrivere queste riflessioni sperando che anche soltanto un tifoso la legga e capisca che spesso anche lui si è lasciato trasportare soltanto dalle delusioni.

E’ vero, sono state fatte promesse e proclami, ci si è affidati molto spesso agli uomini sbagliati, ma questo è lo sport. Napoli è una città incantevole che vive di calcio e la maggior parte delle volte chi viene qui a giocare a calcio difficilmente va via senza lasciarci un pezzo del suo cuore.

Tornate allo stadio, rigenerate la vostra fede, siate orgogliosi di essa, sostenete i vostri colori, perché il tifoso nei momenti più bui è l’unico che può risollevare uno sportivo dalle tenebre, perché sa che la sua totale fiducia è riposta in lui al di là di ogni sconfitta.

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